06 marzo 2011

il Vizio Oscuro dell'Occidente

mi ricapita tra le mai sto libriccino, è del 2002 ma resta più che mai attuale; si legge tutto d'un fiato, per gli amanti della disanima alla chomsky....

[...] È che gli occidentali, e in particolare gli europei, addebitano all'America una profondissima frustrazione di cui l'America in quanto tale non è più responsabile di altri, non più di noi stessi. È la frustrazione che deriva dal fatto di vivere nel «migliore dei mondi possibili» - così ci viene sempre ripetuto - nel rutilante e fantasmagorico Paese dei Balocchi, e di non essere né felici né sereni, ma divorati dall'angoscia, dalla nevrosi, dalla depressione, dall'anomia, in misura maggiore del più disperato abitante di un tugurio terzomondista. Perché in questo modello di sviluppo, basato sull'ossessiva proiezione del futuro, invece della ricerca dell'armonia in ciò che già c'è, l'uomo non può mai raggiungere un punto di equilibrio e di pace, ma colto un obbiettivo è costretto dall'inesorabile dinamismo del sistema - inesorabile e ineludibile perché su esso si fonda - ad inseguirne un altro, fatto un gradino a salirne un altro e poi ancora, in un'affannosa corsa priva di senso che ha termine solo con la morte dell'individuo. Come al cinodromo i cani levrieri, fra le bestie più stupide del Creato, battagliando e mordendosi l'un l'altro, inseguono la lepre di stoffa che, per definizione, non possono raggiungere, così è l'uomo d'oggi.

47 commenti:

kaiale ha detto...

ahimè non posso che essere concorde... è un continuo volere sempre di più di ciò che si ha. sarà il consumismo, sarà il troppo benessere, la'rrivismo, non so...fatto sta che lla vita, nel lavoro,nello sport non siamo mai soddisfatti e ci accontentiamo di ciò che abbiamo

giovanni56 ha detto...

In tutti i casi l'importante è accorgersene, e mandare tutti e tutto affan...Ho la sensazione che sempre più "umani" se ne avvedano, in fondofondo non siamo una razza stupida

Brady ha detto...

Chi di noi non vorrebbe correre come un levriero?
Ah le contraddizioni occidentali...

Anonimo ha detto...

la felicità è eliminare le proiezioni del futuro e fare ciò che piace ORA a ME.
la cultura occidentale (= cristiana, ma quelle orientali sono 10 volte peggio) ha eliminato sia "ora" che "me", scardinando tutto il sistema pulsionale, impossibile essere felici così, a meno di non volersi autoilludere.
le filosofie orientali (ma gli orientali poi le seguono? o sono solo l'alibi di occidentali annoiati?) anche loro eliminano il "me", il piacere egoista immediato, sciogliendo l'individuo in una INESISTENTE dimensione trascendente indifferenziata... ovvero la psicosi.
io me ne sono avveduto presto e ho agito presto... ma poi ti inseguono e ti beccano...
siamo "automi del dovere" (nietzsche).
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

Mmm, no, non posso essere più in disaccordo. E' il senso di insoddisfazione perpetua che ha portato l'uomo a progredire fino a raggiungere livelli di conoscenza fino ad un secolo fa impensabili. L'accontentarsi di ciò che c'è già porta all'immobilismo e all'onanismo. La frustrazione è uno dei prezzi da pagare, che comunque colpisce raramente in maniera patologica e dunque insopportabile. L'uomo è un animale che pare costruito per conoscere ciò che gli sta intorno. Ma la conoscenza non rende felici, le bestie, che non sanno cosa c'è oltre l'infinito, sono felici e si accontentano di poco.

giovanni56 ha detto...

Yogi scusami, mi permetto una risposta a Grezzo. Il nostro sport insegna che insoddisfazione e ricerca di progredire sfociano troppo spesso in rottura fisica, solo pochi e non casuali ci riescono; ascoltiamo i suoi insegnamenti.
Fuori tema inoltre insegna che non esiste "il giorno da leone" ma dobbiamo adeguarci ai 1000 da tapascione.

theyogi ha detto...

la porta è sempre aperta... :) personalmente non credo possa esistere una soluzione valida per tutte le stagioni, anzi, intuisco che la chiave stia proprio nella ricerca di essa....

Black Knight ha detto...

Da animalista radicale quale sono dissento sul fatto che i levrieri siano così stupidi. Purtroppo la colpa è sempre dell'uomo che prima li condiziona e poi quando non sono più competitivi li elimina.
Questo è il blog di una mia amica americana (l'ho conosciuta di persona) che, in Australia, alleva questi poveri levrieri:
http://ihatetoast.typepad.com/needle_noses/

Anonimo ha detto...

a grezzzoooo!
si parlava di "occidente", evidentemente contrapponendolo ad altre culture umane... tu contrapponi le "bestie"... evidentemente per te le genti non occidentali sono bestie.
senza contare la contraddizione tra "oltre" e "infinito"...
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

Theyogi, permettimi di rispondere

@ Giovanni 56

Scusami, ma a me lo sport ha insegnato che l'impegno a progredire paga, non importa se non diventi mai un campione, i miglioramenti arrivano comunque. Puoi anche vivere i 1000 giorni da tapascione, ma se riesci ad ottenere i tuoi piccoli risultati hai raggiunto uno scopo molto più alto del quieto vivere.

@ Er Califfo

Lungi da me il considerare gli abitanti del terzo mondo delle bestie, per carità, con bestie mi riferivo proprio ad animali, che non sono dotati dell'intelletto astratto e complesso prerogativa umana. Ma è un fatto che la grande rivoluzione umana arriva dalla cultura occidentale, sempre frenetica. I motivi per cui nelle zone disagiate del pianeta non è sbocciata tale rivoluzione sono tanti, ma nessuno di essi è legato alla presunta stupidità come i razzisti vorrebbero far credere. Posizione geografica, clima ostile (per le malattie), guerre continue, sfruttamento da parte degli occidentali e densità di popolazione sono stati fattori determinanti in questo processo. A parità di condizioni, sono sicuro che i paesi del terzo mondo non esisterebbero come tali, e la tecnologia umana sarebbe parecchio più avanti.

Anonimo ha detto...

grezzo,
dissento e alcune cose che dici sono inesatte. secondo me questa corsa ai balocchi è insostenibile e porterà distruzione immane, specie quando avremo finito di convincere 4 miliardi di asiatici e africani che solo le fisse occidentali sono buone e giuste. comunque ognuno ha i suoi gusti, io vivo in un paese del (ex) terzo mondo e vedo che un contadino con le capre e gli alberi di mango non è più infelice di un imprenditore con negozi di cellulari... anzi!
e il primo tromba pure più del secondo...
non è "l'uomo" che vuole "progredire" infinitamente, ma solo pochi uomini che però hanno soldi e potere per plagiare le menti altrui.
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

@ er califfo

Devo dissentire, l'allevatore di capre sarà anche felice, ma se fossimo tutti come l'allevatore di capre non steremmo qui a parlare attraverso un PC. Stai confondendo la mia definizione di progresso con il maggior possesso di denaro e potere, ma non è così. Per progresso intendo conoscenza acquisita, tutto lo scibile che l'uomo è riuscito a dipanare in mezzo all'infinito, e tutto lo scibile che ancora dovremo scoprire. Fino a solo un secolo fa per un normale lavoratore era impensabile anche solo possedere un apparecchio radiofonico, figuriamoci il PC dal quale sto scrivendo parole che attraversano l'etere in un batter d'occhio. Se per te questo non è progresso, allora non so quale sia il significato che tu gli attribuisci. So per certo però che l'immobilismo porta ad un vicolo cieco.

MauroB2R ha detto...

Bel post da cui sta venendo fuori un bel confronto.
Di base concordo con grezzo e credo chelo sport sia l'esempio più eclatante: trovo difficile pensare ad una persona che inizia a correre e non vuole vedere i miglioramenti o che comunque riesca a continuare ad allenarsi senza lo stimolo del miglioramento. Non parlo di ossessione, per carità..ma anche della mamma 50enne che passa dal minuto di corsa ai 2/3/4 e cosi via.

theyogi ha detto...

ogni pulsione ha ragione di essere per chi ne avverte l'esigenza, ma qui l'autore vuole stigmatizzare il paradigma in toto, sottolineando che le nostre piccole/grandi ossessioni ne sono solo una diretta conseguenza....

Tosto ha detto...

un po' si è, anzi si era nel paese dei balocchi. Il fatto è che adesso la festa è finita e ci troviamo asinelli :(

Oliver ha detto...

Non vedo la rincorsa alla conoscenza come un problema, anzi, la rincorsa al possesso invece si. Conoscenza, cultura, istinto e pulsioni primitive le trovo perfettamente conviventi, molto meno questa rincorsa continua al possedere, allo sfruttare, all'apparire a discapito di tutto e di tutti. Mi segno il titolo Yogi..

Master Runners ha detto...

Anche la ricerca dell'armonia può essere un obiettivo raggiunto con affannosa corsa, solo questioni di punti di vista.

Adriano Maini ha detto...

Eh, sì, per un crescente numero di strati della popolazione ogni giorno purtroppo é sempre più così.

Natalia ha detto...

Dato che ti piace questo genre, ti consiglio "Planet of Slums" di Mike Davis.......grazie per il commento, mi sento un po' esaurita da tutti questi cambiamenti, e penso che faro' un bel ricupero a Siena quest'estate.

Anonimo ha detto...

grezzo,
del pc farei volentieri a meno, l'ho preso solo 3 anni fa per disperazione, visto che anche qua in sudamerica è arrivato il virus del "mobilismo" a tutti i costi, secondo me una malattia mentale, e la socialità di conseguenza si disintegra sempre più.
non credo che l'autore parlasse del sapere, i "balocchi" sono i giocattolini consumistici di cui tanto ci si orgoglia.
HASTA IMMOBILISMO SIEMPRE!
ihihih...
luciano er califfo.

theyogi ha detto...

la metafora del PdB riconduce ad un'esistenza fatta di esteriorità che ci priva della nostra spirirtualità, snaturandoci....

natalia, temo sia solo in inglese, sarebbe troppo complicata la traduzione con google... ;)

theyogi ha detto...

master, si tratta solo di indirizzare al meglio le nostre energie, però....

Stefgius ha detto...

Ma questo è un blog professional!!!
Complimenti e ciao dalla Bassa Padania!!

insane ha detto...

Mi segno il titolo anch'io e mi trovo d'accordo con quanto già scritto da Oliver.. ciao Yò! ;)

krommino75 ha detto...

Ciao complimenti per il blog, l'ho aggiunto nella mia lista come hai fatto tu per il mio.

Il consumismo ossessivo è la piaga del nuovo millennio ed è una delle prime conseguenze che porta ai tanti problemi nel mondo.
Massimo Fini è uno dei miei giornalisti/scrittori preferiti.

Saluti da krommino75 di F r e e o n d a - R e v o l u t i o n! :)

Anonimo ha detto...

yo,
francamente nel pezzo di fini non vedo alcun accenno alla spiritualità, che anzi è spesso un'altro oppio che serve a procrastinare obiettivi, e di cui la socità è STRACOLMA.
luciano er califfo.

theyogi ha detto...

Stef, kromm, benvenuti... spero non vi annoierete, soprattutto scrivo del mio (rin)correre :)

insane, io a quell'uomo me lo sposerei, figurati... ;D

lucià, magari avrò letto tra le righe....

Grezzo ha detto...

@ Er Califfo

(lo so, sono insistente, non me ne volere)

Ma io credo che il consumismo in qualche modo aiuti anche il processo di crescita, e intendo sia economico che sul piano umano. Voglio dire, noi siamo organismi che in teoria hanno solo bisogno di mangiare, riprodursi, ripararsi dalle intemperie. Come qualsiasi animale, per vivere non ci serve altro. Poiché però il nostro pensiero astratto ha anche bisogno di futilità, non tutto quello che possediamo o vogliamo possedere deve essere per forza funzionale ad uno scopo primario. Dal punto di vista economico, però, il consumismo sfrenato fornisce anche una marea di ricchezza e posti di lavoro che altrimenti non ci sarebbero. E un'economia ricca e in movimento produce progresso scientifico e tecnologico. I prezzi da pagare ai quali si riferisce l'autore di quel brano sono secondo me poca roba in confronto a quanti ne guadagnamo.

Anonimo ha detto...

grezzo,
no problem, si chiacchiera, finchè yo non si scassa...
i prezzi da pagare sono molti di più. agli attuali ritmi di crescita consumistica e a popolazione stabile, il mondo avrà bisogno fra 30 anni ad esempio di 7 volte il ferro di oggi e produrrà 12 volte più monnezza.
è una questione di MISURA: una donna con 4 paia di scarpe è normale, una con 30 no.
ma la cosa che personalmente mi fa più incazzare è il sottoporre i rapporti umani al consumo, tipo le donne che scelgono (specie inconsciamente) i frequentatori del loro letto a seconda del reddito: si corre il rischio di sovvertire le leggi della selezione naturale.
ci avevano detto che la tecnologia sarebbe servita a lavorare meno e vivere di più... invece pur di mantenerti tutto il giorno a lavoro si inventano incessantemente bisogni artificiali e te li inculcano con tecniche psicoanalitiche.
io credo che bisognerebbe "crescere" meno, lavorare meno, produrre meno... e VIVERE di più.
ma prima o poi ci penserà una mega crisi o una guerra a farci abbassare la cresta.
luciano er califfo.

Anonimo ha detto...

grezzo,
no problem, si chiacchiera, finchè yo non si scassa...
i prezzi da pagare sono molti di più. agli attuali ritmi di crescita consumistica e a popolazione stabile, il mondo avrà bisogno fra 30 anni ad esempio di 7 volte il ferro di oggi e produrrà 12 volte più monnezza.
è una questione di MISURA: una donna con 4 paia di scarpe è normale, una con 30 no.
ma la cosa che personalmente mi fa più incazzare è il sottoporre i rapporti umani al consumo, tipo le donne che scelgono (specie inconsciamente) i frequentatori del loro letto a seconda del reddito: si corre il rischio di sovvertire le leggi della selezione naturale.
ci avevano detto che la tecnologia sarebbe servita a lavorare meno e vivere di più... invece pur di mantenerti tutto il giorno a lavoro si inventano incessantemente bisogni artificiali e te li inculcano con tecniche psicoanalitiche.
io credo che bisognerebbe "crescere" meno, lavorare meno, produrre meno... e VIVERE di più.
ma prima o poi ci penserà una mega crisi o una guerra a farci abbassare la cresta.
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

@ Er Califfo

Certo non è un mondo perfetto, e men che mai l'ho pensato, a grandi numeri fanno ovviamente da contraccolpo grandi problemi. Ma come per i problemi che si presentavano sul carbone un secolo fa sono stati superati da nuove tecnologie, ho fiducia che supereremo anche queste, o almeno voglio sperarlo.

Crescere meno, lavorare meno e vivere di più, non credo siano benefici che possano coesistere. Soprattutto, il fatto che viviamo di più, anche se a prima vista può non essere lampante, è direttamente collegato al fatto che lavoriamo di più e cresciamo di più. E' il progresso occidentale che ha permesso anche il progresso medico, l'aspettativa di vita media è passata da poche decine di anni di un secolo fa ad un raggiungimento quasi consueto delle 7 decadi, e anzi, in molti casi di più.

Di certo, lo scopo è lavorare di meno con più qualità in modo da crescere meglio, ma questo succede già. Si è passati da una quasi schiavitù dei secoli passati a delle più o meno umane 8 ore standard, che sì, sono sempre tante, ma sempre meno di uno schiavo.

Anonimo ha detto...

con "vivere di più" non intendevo morire più tardi. in molte regioni del mondo la schiavitù ancora c'è, per fabbricare i giocattoli che poi noi compriamo... ma penso che anche in occidente si è schiavi, ovvero non padroni del proprio tempo, delle proprie azioni, del proprio prodotto, con la differenza che la schiavitù sembra volontaria e non imposta: "automi del dovere". e se in occidente si lavora 8 ore non è merito nè della tecnologia nè del sistema economico, ma della forza contrattuale dei lavoratori.
la tecnologia medica (e conseguente aspettativa di vita) è una cosa buona, ma quella è di prima qualità pure a cuba, che non mi pare esattamente il paese campione del capitalismo occidentale.
luciano er califfo.

Anonimo ha detto...

in sostanza... differenza fra 2 mondi:
- mondo 1: "zio anacleto", contadino brasiliano, 20 figli con 12 donne + 1358 amanti, festa nello spiazzo in campagna davanti casa 2 chitarre triangolo e fisarmonica, 53 fighette che ballano...
- mondo 2: "mario rossi", bancario italiano, 2 figli con moglie isterica e frigida, solo in casa ma con l'home theater ipertecnologico...
non c'è partita!
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

Sono due modi di vedere diversi, Er Califfo, però se per te "vivere di più" significa anche lavorare nei campi per 15-16 ore al giorno preferisco le mie 8 ore occidentali. Nessuno è completamente padrone del proprio tempo, men che mai nei paesi poveri. Sarebbe bello vivere senza lavorare, ma in nessuna parte del mondo è possibile, se nessuno lavorasse nessuno vivrebbe. In tempi in cui l'uomo muoveva i primi passi sulla Terra, il lavoro era semplicemente il procacciarsi il cibo andando a caccia, attività che occupava quasi tutta la giornata. Tornando alle origini e rinunciando al progresso tecnologico, forse ti senti più libero, ma di sicuro dovrai lavorare molto di più.

Se fossimo tutti contadini o allevatori, cosa comunque impossibile, l'uomo non scoprirebbe mai cosa c'è nello spazio. Sinceramente, preferisco di gran lunga che l'uomo punti anche all'esplorazione, piuttosto che trovare un'armonia barbosa che lascerebbe semplicemente le cose così come stanno. Poi, sta ad ognuno di noi sfruttare al meglio la vita che abbiamo, ma queste sono cose soggettive.

Grezzo ha detto...

A proposito, in molte regioni del mondo la schiavitù c'è ancora, e questo è vero. Come è vero, però, che non esiste in occidente. Non è poi così da buttare, no?

TylerDurden ha detto...

zio anacleto ha capito tutto

Anonimo ha detto...

grezzo,
zio anacleto lavorava 4 ore al giorno, se non pioveva... gli indios 4 ore a settimana (leggi qualche libro di etnologia).

tyler,
zio anacleto (zio della mia compagna) è il mio modello... è morto l'anno scorso a 82 anni, col sorriso stampato e le sue ultime parole sono state "io la vita me la sono goduta". al funerale erano presenti tutti i figli e tutte le "mogli", tutte piangenti e consolantesi fra loro.
scriverò un libro su di lui, altro che le stupidaggini di garcia marquez...
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

Er Califfo, purtroppo per ogni Zio Anacleto che muore felice ad 82 anni, ce ne sono milioni che muoiono di fame a 2/3 anni nonostante i loro genitori lavorino a ritmo di schiavi nei campi. Il modello occidentale evita queste sciagure, almeno questo dovresti riconoscerlo. Al di fuori del modello occidentale, eccezion fatta per alcuni casi, ci sono lande desolate di fame e miseria infinita. Un tempo questo accadeva anche in Europa, ora non più, qualcosa vorrà pur dire. Ci sono contraddizioni e imperfezioni anche nella nostra società, ma a confronto con altre non c'è paragone. Uno zio Anacleto non è altro che una persona fortunata come lo è un miliardario in occidente, ma quanta gente gli muore intorno, lo sanno solo gli avvoltoi che hanno la pancia piena.

Anonimo ha detto...

grezzo,
il tuo bel modello occidentale poggia su:
1)secoli di ruberie e schiavitù degli altri, quindi non evita una bella ceppa, QUESTO DOVRESTI RICONOSCERLO. ma stai tranquillo che quanto meno si riesce oggi a sfruttare colonialmente gli altri, tanto più si tornerà a sfruttare in casa.
e infatti, mentre in brasile in 2 anni gli stipendi sono raddoppiati, in italia negli ultimi 8 anni (a partire dalla legge biagi che ha sancito il liberismo del precariato) IL 60% DI TUTTI I LAVORATORI VENGONO ASSUNTI A CONTRATTO PRECARIO, media 500 euro al mese.
2) debiti finanziati solo da stampa di nuova moneta... dio non voglia che un giorno qualcuno non vi chieda di restituirgli i soldi, altrimenti vedrai che fine farà lo splendore occidentale.

in sudamerica zio anacleto era la regola... dovresti passare qualche anno fuori dall'italia prima di parlare.
luciano er califfo.

Grezzo ha detto...

Er Califfo, non voglio polemizzare, ma in Sudamerica di Zio Anacleto ce ne sono pochini, non mi pare che sia la regola, tu vedi forse il Brasile dalla tua angolazione e potrebbe sembrarti che sia rose e fiori, ma ci sono aree estremamente povere, e molta miseria anche nelle grandi città. E in ogni caso non mi riferisco solo al Brasile, naturalmente, sulla Terra ci sono centinaia di milioni di persone che muoiono di fame, e il sistema che permette questo non è certo quello occidentale. Ci sono multinazionali che sfruttano i paesi poveri, questo è palese, ma c'è anche il benestare dei governanti locali. Nel modello occidentale, non puoi andare, che so, in Francia e decidere di impiantare uno stabilimento in cui gli operai vengono schiavizzati e pagati un tozzo di pane al mese. Il governo francese non te lo permette. E' in questo senso che penso che il modello occidentale, che pure non è certo perfetto, ma rispetta perlomeno diritti umani e lo sviluppo, sia quello vincente. Quante più persone non muoiono di fame, tanto più un sistema si può dire vincente. Questo mi sembra un metro di giudizio molto affidabile.

I debiti finanziati con stampa di nuova moneta è un modello totalmente abbandonato in occidente dopo la seconda guerra mondiale, è altresì un metodo usato spesso in aree povere con effetti disastrosi di iperinflazione, al punto che molti hanno smesso di essere sovrani di moneta nazionale e adottano moneta altrui, (esempio il dollaro) la cui economia è gestita con criteri più rigidi.

Anonimo ha detto...

la francia??? vallo a chiedere agli haitiani!
vabbè, finiamola qua... quando pretendono di darmi lezioni da 10.000km di distanza la discussione si chiude, se no devo diventare scortese, tipica tuttologia italiana da bar dello sport.

la stampa di moneta abbandonata dall'occidente??? ahahah! ma se è quello che stanno facendo gli USA (non il burundi) da 3 anni!

tieniti il tuo dio-occidente...
er califfo.

MauroB2R ha detto...

Peccato che il dibattito si chiuda...davvero interessante vedere i vostri punti di vista...

cesco ha detto...

Er Califfo, mi spiace che i toni si stiano alzando, la conversazione era iniziata abbastanza cordialmente. Comunque, se non ti va di proseguire, d'accordo così, senza rancore.

Grezzo ha detto...

Er Califfo, mi spiace che i toni si stiano alzando, la conversazione era iniziata abbastanza cordialmente. Comunque, se non ti va di proseguire, d'accordo così, senza rancore.

Anonimo ha detto...

se qualcuno vive in mongolia da 12 anni e la frequenta da 21, io non vado a dargli lezioni sulla mongolia, ascolto, apprendo e taccio...
tutto qua, senza rancore.
er califfo.

Grezzo ha detto...

@ Er Califfo, io non stavo dando lezioni sul Brasile, stavo parlando in generale delle zone del pianeta in cui c'è forte disagio, e per forte intendo FAME, non i classici problemi di una società industriale occidentale. Se per te la fame non è un problema delle zone disagiate del pianeta, significa che guardiamo al problema con prospettive diverse, tu dal posto nel quale vivi, io guardo alla globalità del pianeta e non mi pare che fuori dall'occidente ci siano situazioni rose e fiori, tutto qua.

Comunque il discorso si fa infinito, addio.

vuriakan ha detto...

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paxil

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